giovedì, 22 ottobre 2009,20:00
DalianeraHo comprato questo libro in autogrill mentre tornavo dal funerale di mio zio. L'edizione è Mondadori, l'economica a 9.50... Sapevo di Ellroy da tempo e da tempo volevo leggerlo. Prima di leggere "L.A.Confidential" volevo leggere questo. Anche prima di vedere il film, per non rovinarmi la lettura. Il romanzo parte da una storia vera e sanguinosa, un delitto irrisolto che resta nella mente dell'autore in quanto avvenuto nelle vicinanze della sua casa da ragazzo.

Lee e Dwight, due ex pugili, ora sono poliziotti. Sono amici e amano la stessa donna, ognuno a modo suo. Il delitto che sconvolge la Los Angeles del 1947 li vedrà coinvolti loro malgrado nelle indagini, dapprima senza eccessivo coinvolgimento, poi sempre più come un'ossessione che li trascinerà sempre più in basso, sempre più nel buio di se stessi. Una indagine che nella realtà non avrà mai una soluzione, ma che nella mente di Ellroy ha i suoi colpevoli e mille sotterfugi per nascondere la realtà. A fare da sfondo alla storia, una L.A. corrotta, politica e colma di derelitti, di drogati e di squallore.

A piacermi, di Ellroy, sono i personaggi. Non un eroe, non uno che ne venga fuori pulito. Eppure così umani, così fragili e ottusi. Persone che vogliono sopravvivere, che tentano di farlo anche quando l'orrore è troppo da sopportare. Tutti, dai poliziotti alle persone che li accompagnano, hanno i loro scheletri nell'armadio, le loro paure, le bassezze, le manie. Sono tutti mostruosamente umani.

domenica, 11 ottobre 2009,12:12
Stavo pensando ai libri della mia vita...
Quelle domande assurde che ti vengono nel dormiveglia e che non ti mollano più. Ecco, vi lancio qualche domanda e mi dò marzullianamente una risposta.

1) Il primo libro che mi ha entusiasmata:
Nella foresta dei gorilla giganti, di Willard Price edizioni Mondadori per ragazzi.

2) Il libro più coinvolgente:
Il signore degli anelli, di J.R.R. Tolkien

3)
Il libro che non ho finito (perchè era terribilmente noioso):
A parimerito - Ritratto di un assassino, di Patricia Cornwell
                           - Caos calmo, di Sandro Veronesi

4) Il libro più brutto che ho letto:
Hannibal, di Thomas Harris

5) Il più romantico:
Twilight, di Stephenie Meyer

6)
Il più spaventoso:
Noi, I ragazzi dello zoo di Berlino, di Christiane F.

E voi che dite?
venerdì, 02 ottobre 2009,20:44
duecentoseiQuesto è il secondo libro di Kathy Reichs che leggo. Il primo dopo aver conosciuto il telefilm ispirato alla protagonista della serie di libri, Temperance Brennan in arte Bones. Il libro è uscito nel giugno 2009, pubblicato da Rizoli. Visto che è un regalo fingo di non sapere il prezzo, che tanto è reperibile su qualsiasi sito internet.

La dottoressa Brennan, antropologa forense, si sveglia in un luogo sconosciuto. Legata, al buio e al freddo non ricorda cosa le sia successo e per quale motivo si trovi lì. Mentre tenta di liberarsi dalle corde e dalla specie di tomba in cui è chiusa, lentamente riappaiono i ricordi dell'ultimo periodo. Le indagini che stava svolgendo, le complicazioni decisamente strane che le piombano addosso quasi ogni giorno. Minacce, rimproveri del capo e possibili grane legali. Che sia tutto collegato? E chi è che le sta mettendo i bastoni tra le ruote?

Al di là del mio amore per questo personaggio, il libro è senz'altro un buon thriller che pecca ogni tanto di un eccessivo uso dei dettagli. Interessante sapere quali siano i segni che la morte lascia sul corpo, certamente. Solo che a volte sono un po' troppi i dettagli da ricordare, soprattutto se è un po' che non si studia il corpo umano. In ogni caso il libro è buono, mantiene la suspance fino alla fine, ha quel pizzico di ironia che non guasta mai e una serie di dettagli anche sul Canada e sulle sue leggi e impostazioni. Insomma, invece di una semplice ambientazione statunitense questo libro vanta una buona conoscenza di Montréal e della sua polizia. (Il Canada prende piede, anche Blood Ties è ambientato lì)
E, non ultimo, il cibo che mangia Temperance è di gran lunga migliore del cibo che la Cornwell propina a Kay Scarpetta...
domenica, 13 settembre 2009,14:59

Quando_arrivano_le_cavalletteDettagli del libro

Titolo: Quando Arrivano Le Cavallette
Autore:
Arundhati Roy
Traduttore: Giovanni Garbellini
Editore: Ugo Guanda S.p.A.
Data di Pubblicazione: 2009
Collana: Le Fenici Rosse
Pagine: 158
Reparto: Saggistica



Un'analisi su alcuni recenti fatti dell'India, tra cui l'attentato a Bombay.
Un libro che pone domande interessanti sulla situazione socio-politica indiana.
Un libro che parla di stragi di cui non si sono ancora trovati i veri mandanti, che "sembrano" legate a "coincidenze" politiche, sulle quali si sono sistematicamente depistate le indagini..
Che descrive la lentezza delle indagini, l'elefantiasi della giustizia, la commistione tra multinazionali, e poteri forti dello stato, multinazionali che posseggono e controllano numerosi organi d'informazione.
Che denuncia una burocrazia e una giustizia "sapientemente" lente e farraginose.
Che racconta personaggi degli apparati dello stato, di dubbia lealtà, ma autori di vertiginose quanto inspiegabili carriere.
Partiti xenofobi, gruppi di induisti di chiara matrice fondamentalista verosimilmente autori di  persecuzioni ai danni di appartenenti ad altre religioni, primi tra tutti i musulmani, che sono oggetto di dure discriminazioni.
Di stragi di musulmani ai limiti del genocidio.
Discorsi di leader politici nazionalisti che inneggiano alla necessità di preservare le tradizioni dell'India e dell'induismo, velando intenti palesemente razzisti.
Questo è ciò di cui parla questo libro, di taluni aspetti di quella che viene chiamata la "più grande democrazia del mondo".
Un occasione per riflettere sulla parola democrazia e su quanto sia ormai inflazionata e incurante dell'involuzione di molti determinanti processi democratici, involuzione alla quale stiamo assistendo anche qui in Italia.
giovedì, 10 settembre 2009,16:47
palahniuk_invisibleDettagli del libro

Titolo: Invisible Monster
Autore: Chuck Palahniuk
Traduttore: Manuel Rosini
Editore: Oscar Mondadori
Edizione: 14 (2009)
Data di Pubblicazione: 2000
Collana: Piccola Biblioteca Oscar Mondadori
Pagine: 227
Reparto: Narrativa

Autore del più conosciuto Fight Club Palhniuk si lancia in questo romanzo per raccontare di come può cambiare la vita di una persona prendendo in considerazione in prima istanza l'aspetto e poi l'animo e l'indole. Protagonista una modella che ha avuto tutto dalla vita grazie alla sua bellezza, dopo una fucilata in volto che le toglie lineamenti e parola si trova costretta a fare i conti con una società che non la "vede" più, non la vuole vedere, diventa un mostro invisibile. Ma grazie all'incontro della "Regina Suprema" imparerà a vivere in modo diverso seppur malsano e più intenso, rispetto ad una vita invisibile ed apatica. Lungo questo percorso si lanciano in un viaggio in cui tutti gli attori che hanno procurato sofferenza alla nostra protagonista vengono fagocitati nella vendetta, lenta e dolorosa. Attraverso la trasformazione fisica, voluta, dovuta o imposta Palahniuk descrive anche la trasformazione dell'animo che poi in un modo o nell'altro trova la pace seppur pagando un alto prezzo. Lo stile scrittorio, asciutto e conciso mai didascalico ma sempre chiaro si sposa bene alla storia, trovando momenti di ilarità e di tragedia, goliardia e profonde considerazioni sulla vita.

Questo libro mi è stato regalato per il mio compleanno e devo dire che dal titolo mi sarei aspettato ben altro, specie considerando la mia ignoranza sull'autore; invece durante la lettura mi sono appassionato alla folle rincorsa di una vendetta durante la quale vengono fuori non pochi altarini e non poche occasioni di redenzione mai scelte se non in ultima istanza... piacevole e accattivante.
venerdì, 28 agosto 2009,15:52
oscareladamaDettagli del libro

Titolo: Oscar e la dama in rosa
Autore: Eric-Emmanuel Schmitt
Traduttore: Fabrizio Ascari
Editore: BUR
Edizione: 1
Data di Pubblicazione: 2005
Collana: Scrittori Contemporanei
Pagine: 90
Reparto: Narrativa

Ecco un librettino che allarga gli orizzonti. Io me lo sono gustato in 3 giorni, ma i lettori assidui credo possano divorarlo in una giornata o in una nottata. Vergognosamente ho riso, mi sono commosso, ho riflettuto, grazie a delle lettere raccolte in questa "fiaba" per dare seguito ad un gioco inventato dalla dama in rosa "i dodici giorni divinatori" ovvero gli ultimi 12 giorni dell'anno in cui si racconta che possono dare indicazioni suii 12 mesi dell'anno successivo. Il gioco però consiste nel vivere ognuno di questi giorni come valessero 10 anni ciascuno. In questo modo in poco meno di 2 settimane viene vissuta la vita di una bambino malato terminale alla ricerca di risposte, che mano a mano troverà e darà nei sui 120 anni di gioco e di vita. Buffo per le metafore (ancora penso come sono stati definiti "Vita", "Morte", Fede", "Dio"), commovente per la malattia leucemica non "riparata", simpatico per lo spirito del ragazzino, geniale per le trovate e le  osservazioni libere, insomma una fotografia della vita degli uomini e delle donne vista con gli occhi di "Testa d'Uovo" e dei suoi amici. Vivamente consigliato!
mercoledì, 26 agosto 2009,19:53
Bambole di GranoDettagli del libro

Titolo: La Setta delle Bambole di Grano
Autore: Patrick Lennon
Traduttore: Francesca Toticchi
Editore: Newton Compton Editori
Edizione: 1
Data di Pubblicazione: 2006
Collana: Nuova Narrativa Newton
Pagine: 312
Reparto: Narrativa

Ho terminato proprio oggi di leggere questo libro e devo ammettere che in parte sono rimasto deluso, ma andiamo con ordine.  lettura piacevole di un thriller (che io definirei più poliziesco) ambientato nelle campagne inglesi, nella fattispecie in quelle di Cambridge e più precisamente in un villaggio con una storia alle spalle. Dal ritrovamento di in cadavere mutilato dentro una mietitrebbiatrice partono le indagini del solito ispettore "faccio tutto io" tale Tom Fletcher e della sua collega Sal. Tutto si svolge tra la città e la campagna con investigazione che non dura che una settimana per fermare l'assassino che ha una sua missione personale. Tra storie internazionali e salti nel tempo a 30 prima sempre nella stessa regione i nostri risolvono in modo alquanto canonico l'intreccio che si viene a creare tra omicidi, depravazioni e il nodo di tutta la faccenda, ovvero la ragazza senza volto, la ragazza delle anguille, alias la "Sposa di Thinbeach", che viene rappresentata con bamboline di grano e si ripresentano in tutto il libro in tutti gli scenari. La storia è scritta più come una scenografia da film poliziesco con intrecci di flash back dei due personaggi che danno vita all'indagine e l'inseguimento tra buono e cattivo. Sarà che a forza di leggere libri di questa categoria, e vedere film e telefilm in materia non mi ha soddisfatto adeguatamente, specie per qualche congiuntivo non adattato alla traduzione (non sono errori di battitura o di stampa che dir si voglia), i due punti a vantaggio di questo libro è l'ambientazione storica e la parte finale del libro che da uno spaccato della realtà e non la solita fine del tipo "...vissero tutti felici e contenti". Per gli amanti del genere, grottescamente particolare e con una attrattiva, per chi ama leggere un libro non troppo impegnativo buono per passare qualche serata calda d'estate perché comunque mai noioso.
mercoledì, 26 agosto 2009,16:10
scacchieraneraAmmetto di aver comprato questo libro per la copertina. Probabilmente non lo avrei comprato per il titolo, visto che gli scacchi non mi entusiasmano, e nemmeno per l'autrice a me sconosciuta e pure italiana. Devo dire che almeno il genere mi era congeniale, ché nel fantasy si tratta spesso di lotta tra bene e male, quindi ci son morti. L'autrice è tale Miki Monticelli, ingegnere trentenne con la passione per il fantasy, già nota più che altro per pubblicazioni per ragazzi.

La storia narra di tre giovani possessori di una scacchiera simile che si trovano trasportati in un mondo parallelo dove devono combattere e combattersi, e anche combattere con sè stessi a volte. Ryan, americano, veste i panni di un fantomatico guerriero rosso. Incontra il suo mortale nemico, il Ladro Nero, che è una ragazza italiana di nome Milla. Il loro cammino è lungo e non sempre semplice, ma ricco di personaggi interessanti e altri inquietanti. Lungo la strada incontreranno anche Morten, il terzo personaggio trasportato dalla nostra realtà. Insieme troveranno il modo per procedere lungo il cammino. Riusciranno i nostri eroi a sconfiggere l'Ingannatore e liberare il mondo dal pericolo per poi tornare a casa?

Sebbene ogni tanto sia relativamente originale, la storia è scorrevole, simpatica. Piacevole. Carino il modo di interagire tra i tre. Personaggi ben delineati, anche quelli secondari. Il mondo creato è interessante, coerente, ben descritto. Non ci sono motivi particolari per leggerlo, non sarà un premio Nobel, ma è un bel modo di passare il tempo, immersi in mondi diversi e anche simili al nostro dove l'immagine conta più di altre cose e l'etichetta che ci viene appioppata non sempre corrisponde a quel che siamo davvero. Da premiare, comunque, la copertina. Il nome dell'autore non ce l'ho a portata, ma bravo, bravo.
venerdì, 21 agosto 2009,15:21

EduSibeChe dire, era un po' che non si parlava di vampiri...

Questo è il primo libro di Valerie Stivers, giornalista su riviste di moda, che proprio in questo campo a lei familiare ambienta una storia che avrebbe tutte le carte in regola per essere delizioso, ma che al dunque delude abbastanza.

La giovane Kate McAlliston, aspirante medico e figlia di una promessa della moda che ad un certo punto ha abbandonato la famiglia per sparire nel nulla, mentre è in vacanza dalla zia a New York ottiene -senza peraltro neanche richiederlo- uno stage presso la famosissima rivista Tasty. Qui, inizialmente osteggiata da colleghe bellissime, magrissime e ossessionate dalla moda, nonché vessata da superiori poco diversi dalla Miranda del Diavolo veste Prada, scopre pian piano che buona parte dello staff della rivista è composto da vampiri...

Come dicevo, le premesse sono buone: il Diavolo in salsa vampiresca sembrerebbe carino. Peccato che il romanzo sia infarcito di tutti i peggiori cliché sui vampiri (dall'aglio che li repelle all'acqua santa che li ustiona, passando per la capacità di trasformarsi in pipistrelli e per paletti che li uccidono all'istante... tutte dicerie ampiamente smentite da decenni di letteratura vampiresca come "leggende metropolitane"!!!), sia assolutamente prevedibile -solo la giovane Kate riesce a non riconoscere tutti gli indizi già entro i primi 3 capitoli...- e scritto con uno stile poco avvincente.

Insomma, è tutto sommato carino, scorrevole, a tratti buffo anche se meno di quanto mi sarei potuta aspettare, ma un po' deludente.

Ed il titolo originale Blood is the new black (Il sangue è il nuovo nero) risulta parecchio più evocativo ed in sintonia con il testo rispetto alla traduzione che ne è stata fatta... ma questa è deformazione professionale mia!

martedì, 18 agosto 2009,10:57
EduSibeDi questo libro di Nicolai Lilin ne avrete già sentito parlare. La campagna pubblicitaria è stata abbondante e direi ben fatta. Tempo fa ero anche andata a una delle presentazioni e avevamo (con File-o man, Fata e the Kid) pure fatto tardi con lui al pub.

Il libro narra dell'educazione di Nicolai in Transnistria (ora Moldavia, se non erro) in una comunità di criminali onesti siberiani. Il piccolo Kolima impara dagli anziani le regole della loro comunità, partecipa a risse, missioni, finisce in un carcere minorile inquietante (come è probabile che sia), descrive il cammino che deve compiere un tatuatore della loro comunità per apprendere la loro arte. Dall'infanzia all'età della leva tutto - o quasi - viene raccontato nei dettagli.

Sebbene il libro sia interessante sotto molti aspetti, spesso non è coinvolgente come dovrebbe. Ci sono momenti di ironia, momenti drammatici, ma sembra mancare partecipazione. In ogni caso si lascia leggere e alla fine si ha l'impressione di conoscere un po' quel mondo. Ci sono molti dubbi e polemiche riguardo alla veridicità del racconto, cosa che era prevedibile. In ogni caso credo che in fondo un libro sia un libro e che non necessariamente debba riportarci al reale. L'importante è che la storia lasci traccia di sè. Qui non so bene quanta me ne sia rimasta, perché le regole non mi son mai piaciute e tutto sommato il pensare a un'infanzia simile non mi rende del tutto allegra. Come molte altre cose, d'altra parte.